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.paesaggi. trasversali.

 

.inventario della casa di campagna.

piero calamandrei (1889- 1956), giurista politico docente universitario. tra i padri della Costituzione Italiana

Così ho voluto redigere l'inventario di queste collezioni di fiori e di farfalle, che conservo ben ordinate nella mia casa di campagna; ma il notaro non si accorgerà che in quelle stanze si aggirano, accennanti con mesto sorriso, ombre care che solo quando questa casa crollerà saranno morte davvero: e che i paesaggi che si scoprono da quelle finestre sono anch'essi vivi come persone. Ai miei eredi lascerò detto che, in quanto alle mura di quella casa, se le prendano pure per loro; ma in quanto al mio erbario, che racchiude il vecchio odore di questa terra, quello bisognerà che me lo seppelliscano accanto, come mia suppellettile personale. Questa è la terra dove ci par che anche le cose abbiano acquistato per lunga civiltà il dono della semplicità e della misura: i composti panorami che, senza sbalzi di dirupi e asperità di roccie riescono di collina in collina a non ripetersi mai, i boschi in cui la cortina delle fronde non è mai così folta da nascondere la nervosa agilità dei fusti; i fiori di campo, un po' gracili ed asciutti; la grazia provinciale e dimessa di queste farfalle. Anche la natura par che qui si sorvegli per sdegno d'ogni falsa veemenza: come accade tra amici veri, che non si abbandonano mai, anche quando l'affetto vorrebbe, a parole di aperta effusione, ma nel motto scherzoso c'è spesso soffocato un sospiro, e la facezia è un pretesto per non piangere o non imprecare.
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."omaggio a piero camporesi, ossia quello che gli storici dell'arte gli dovrebbero se avessero letto le belle contrade e su quanto sarebbe utile rivedere in libreria questo importante volume”.

giovanna capitelli insegna storia dell'arte moderna all'università degli studi della calabria ed è specialista della pittura di paese fiammingo-olandese

Durante la scorsa primavera avrei tanto desiderato visitare la mostra organizzata dalla Pinacoteca di Forlì per il decennale dalla morte di Piero Camporesi ma, come qualche volta succede anche alle cose più ambite, non ho saputo trovare né il tempo né l'occasione.
Non so bene cosa mi aspettassi da questa mostra - mi sono sempre interrogata su come ricordare un intellettuale allestendo un evento espositivo - ma per l' "academico di nulla academia" (come lui stesso si definiva in Il governo del corpo. Saggi in miniatura, Milano 1995, 2006, citando il Nolano), ho provato un rispetto e un'ammirazione tanto sconfinate che anche l'idea di passeggiare fra le sue foto, i suoi taccuini, fra i brani dei suoi scritti avrebbe avuto per me il senso di rendergli un personale tributo, un omaggio laico ad una intelligenza che non c'è più, che colgo ora l'opportunità di destinargli da queste pagine web.

Chi fosse Piero Camporesi è noto a molti. Tuttavia poiché nutro forti dubbi che i nostri studenti, di rado avidi di letture d'intersezione fra i campi disciplinari, ne conoscano la figura e l'opera, mi si conceda di introdurne un breve profilo biografico. Salito in cattedra a Bologna da italianista, ossia da provetto filologo della letteratura italiana di età moderna, con alle spalle qualche significativa esperienza di critica letteraria, Piero Camporesi era un intellettuale difficilmente collocabile sotto un'etichetta monolitica. Sensibile all'impegno politico e al senso che la storia può imprimere nella definizione del vivere quotidiano, immagino che avrebbe accettato senza discutere la definizione di "storico sociale attento ai valori antropologici", ma sono anche certa che avrebbe lasciato la porta aperta ad una qualche ulteriore accezione sociologica. I suoi molti volumi, pubblicati dagli anni '70 agli anni '90, costituiscono delle pietre miliari per la storia del corpo, del cibo, in breve delle influenze esercitate dalle condizioni materiali di vita sulla costruzione dell'immaginario collettivo. Sono studi che scandagliano le fonti letterarie più note e quelle meno considerate, traendone scenari del tutto privi di idealizzazione. Una volta sollevato il velo della storia evenemenziale italiana, Camporesi apre sulla dura realtà della ricezione del mondo e delle sue registrazioni attraverso i sensi. La cultura popolare e la dimensione letteraria alta costituiscono il pozzo immenso e non di rado putrido e stagnante da cui lo studioso estrae storie e microstorie capaci di illuminare sulle vicende dell'uomo rinascimentale, barocco e illuminista, sui suoi bisogni, sogni e incubi.
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.mantova, un esempio da seguire.

nino criscenti, giornalista e autore televisivo, è stato inviato di TV7, vice direttore di Rai Uno, condirettore di Rai Due.

C’è un sindaco in Italia che parla di “diritto alla bellezza”, propone una politica dello sguardo e, per salvare il paesaggio, non si fa fermare dalla logica delle appartenenze. Al convegno del Comitato per la bellezza del 25 ottobre non esita a dichiarare: “Sono a capo di una giunta di centro sinistra e la giunta precedente era di centro sinistra, sono diessina e il mio predecessore è diessino, ma quella lottizzazione era una vergogna, avrebbe compromesso in modo irreparabile un paesaggio storico e perciò l’ho bloccata”.
Fiorenza Brioni è sindaco di Mantova dall’aprile 2005. Si muove subito per evitare lo scempio di Strada Cipata: 200 villette e 2 torri condominiali per un insediamento residenziale di 1233 abitanti più un albergo, palazzine per uffici, parcheggi, in totale 185.000 metri cubi di cemento in un´area di una trentina di ettari sulle rive del Lago Inferiore. Proprio di fronte allo skyline della città, con il Castello di San Giorgio, le mura del Palazzo Ducale e la cupola di S. Andrea.
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.paesaggi calabresi nell’occhio della macchina da presa.premesse ad un catalogo del girato in calabria.

micol ferrise, laureanda del corso di laurea in storia e conservazione del patrimonio artistico, archeologico e musicale dell’università della calabria

Micol Ferrise, nata a Roma, ora laureanda del corso di laurea in Storia e conservazione del patrimonio artistico, archeologico e musicale dell’Università della Calabria, sta scrivendo una tesi che si interroga su come una terra tanto ricca di risorse naturali e storiche ma problematica quanto la Calabria sia stata raccontata attraverso le immagini di chi l’ha voluta impressionare sulla pellicola.
Il progetto della sua tesi, dal titolo “La Calabria nell’occhio della macchina da presa. I beni storico-artistici, archeologici e paesistici nei documentari d'arte”, nasce dai suggerimenti della prof. Giovanna Capitelli, docente dell’Università della Calabria, che ne è relatrice con la prof. Rita Borioni. La ricerca si pone come obbiettivi primari la catalogazione e l’analisi dei documentari aventi come comune denominatore i beni storici, artistici, archeologici e paesaggistici della regione dal dopo-guerra ad oggi.

[Micol ricorda di aver conosciuto, quando aveva tredici anni in un paesino della Presila cosentina, una bambina sua coetanea che non aveva mai visto il mare. La fanciulla le aveva detto di averlo visto solo in televisione. Micol si domanda se da un film possiamo capire quanti dubbi nascano di fronte all’orizzonte del mare o quanto esso sia immenso e profondo. E' convinta che le immagini riescano a trasmettere almeno il desiderio di conoscerlo. Con la ricerca dei materiali per la sua tesi Micol si augura di poter riscoprire le suggestioni trasmesse da luoghi e atmosfere appartenenti al nostro passato ripercorsi nel nostro presente e proiettabili nel futuro, e di farlo con la stessa curiosità che aveva negli occhi quella bambina che non aveva mai visto il mare.] G.C.

Nell’ultimo decennio, le nostre case, le nostre strade, ed ora anche le nostre autovetture, si sono dotate di monitor, di schermi sempre più piccoli o tanto grandi da essere definiti panoramici . Come sulla ruota del luna park approfondiamo lo sguardo fino all’orizzonte di un “mondo” fatto di immagini, approdando alle origini della produzione cinematografica, documentaristica e televisiva del nostro paese. Solo attraverso le testimonianze, siano esse fotografie, video, testi o fonti orali, possiamo ricostruire la storia dei luoghi e delle genti che li hanno abitati e modificati.
Esisteva un tempo quando “un film si vedeva o si perdeva per sempre”, ora grazie ai processi tecnologici possiamo veicolare con sempre maggior facilità quelle visioni che permettono di rafforzare la nostra identità culturale e di mostrare la fotogenia della realtà.
L’obbiettivo è di capire come è stata narrata attraverso il video una regione che come molte è colma di contraddizioni, come poche è stata stuprata dalla criminalità organizzata, sia negli animi dei cittadini che nei suoi spazi, ma che nonostante ciò riesce a regalare a chi la guarda o la ‘gira’ scenari paesaggistici incontaminati e indimenticabili.
Qui di seguito offro un elenco, ancora parziale, della filmografia e della documentaristica inerente i beni artistici e paesaggistici della Calabria, per gran parte tratto dai testi di pubblicazione recente: G. Papasso, Dizionario del Cinema. La Calabria (2005); S.Turco, E.Vona, Un mondo sconosciuto. I documentari della Cineteca Nazionale (1995)
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.contro il giardino.

antonio perazzi, progettista del paesaggio, sostiene forme concrete di gestione alternativa del patrimonio paesaggistico, sia pubblico sia privato

Una volta mi hai chiesto se si può fare un giardino quando non c'è più natura: ti sembrerà strano, eppure la mia risposta è affermativa. Sì, e la dimostrazione ce la danno ancora una volta le piante, anzi le «piantacce». Credo sia un forte segnale di speranza il paesaggio che mi sono trovato davanti in un sopralluogo a Sesto San Giovanni dove ho visto tutta la forza che può avere la natura nel riconquistarsi la terra abbandonata. Senza saperlo mi sono trovato in un meraviglioso giardino segreto dove ho realizzato per la prima volta che non esistono solo i giardini appartati dei palazzi privati, ricchi di siepi formali e statue, nascosti dietro cupi portoni signorili, ma ci sono anche quelli straordinari autogeneratisi in spazi che in origine non erano destinati alle piante, ma che ne sono stati poi letteralmente invasi. E questo è il genere di giardino che mi incuriosisce di più, questa è l'esperienza più bella che si può fare in giardino: essere sorpresi e coinvolti nei. sensi come nella mente. Alzando «i ramoscelli di edera che formavano, penzolando, una specie di tendina» […]
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.spatial turn in history? paysages, regards, ressources pour une historiographie de l’espace.

angelo torre
professore ordinario di storia moderna, università del piemonte orientale facoltà di scienze politiche

Un simposio dedicato allo “Spatial Turn in History” dal German Historical Institute di Washington, nel febbraio 2004, offre l’occasione per sviluppare alcune considerazioni su un nuovo protagonista della cultura storica . Con questa etichetta si vuole intendere la crescente propensione degli storici, a partire dagli anni novanta, a prestare attenzione alla dimensione spaziale nello studio del passato, e, di conseguenza, a stringere rapporti sempre più stretti con geografi storici e culturali. Questa attenzione alla dimensione spaziale promette di restituire concretezza e interesse per le procedure di contestualizzazione e di analisi processuale dopo le istanze contraddittorie provenienti dalla svolta linguistica e dal postmodernismo. Ma si tratta di una tendenza non priva di ambiguità. E’ infatti evidente essa sembra derivare da un generale orientamento culturalista che la dirige quasi esclusivamente verso aspetti simbolici, e ne inficia alla base molti promettenti presupposti. Nella prestigiosa sede americana Denis Cosgrove, che può con ragione essere considerato un portabandiera della nuova svolta teorica , ne propone una genealogia e ne suggerisce alcune direzioni di sviluppo. Il suo punto di partenza è di grande interesse: raccogliendo una serie di spunti provenienti da un numero ampio di scienze umane, egli sottolinea come l’interesse crescente per lo spazio quale discorso storiografico rappresenti un aspetto, se non una conseguenza, della svolta culturalista dell’ultimo terzo del Novecento.
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.per una tipologia del paesaggio letterario: spunti e appunti.

giuseppe zaccaria, docente di letteratura italiana presso la facoltà di lettere e filosofia nell’università degli studi del piemonte orientale

Così iniziano (anche se non era il caso di precisarlo) I promessi sposi: Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda ricomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l’uno detto di san Martino, l’altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune. Per un buon pezzo, la costa sale con un pendìo lento e continuo; poi si rompe in poggi e in valloncelli, in erte e in ispianate, secondo l’ossatura de’ due monti, e il lavoro dell’acque. Il lembo estremo, tagliato dalle foci de’ torrenti, è quasi tutto ghiaia e ciottoloni; il resto, campi e vigne, sparse di terre, di ville, di casali; in qualche parte boschi, che si prolungano su per la montagna.
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università degli studi del piemonte orientale amedeo avogadro
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