.paesaggi. da altrove.
.perché paesaggi da altrove. paesaggi da altrove propone quasi quotidianamente corrispondenze da quattro aree – micro o macro - dell’italia di oggi. queste pagine vogliono provare a tenere assieme i frammenti di cio’ che resta della riflessione sul paesaggio come tema centrale, alto, portante e cruciale della storia culturale del paese.
.un paese confuso. il paesaggio italiano e’ al pari della sua storia, un luogo dell’identita’ smarrita di un paese non a caso confuso. quando si e’ confusi, guardare la carta, la mappa, guardarsi attorno, capire dove e’ nord e dove e’ sud, dove e’ oriente e dove e’ occidente, puo’ aiutare a stabilire dove siamo noi. può farci comprendere e talvolta scoprire, sempre accettare, in quale meraviglioso paesaggio abbiamo il privilegio di vivere, nonostante tutta la violenza che viene fatta (noi stessi facciamo) al paesaggio ed ai suoi abitanti.
.gli autori. alcuni degli autori della pagine di paesaggi da altrove e dei loro ospiti viaggiano continuamente spostandosi nel paesaggio, anzi nei molteplici paesaggi della penisola. altri sono stanziali ed il loro occhio è particolarmente acuto nel cogliere i cambiamenti minimi o macroscopici, lentissimi o repentini, che il paesaggio subisce. Movimento e stanzialità sono due modalità solo apparentemente opposte di stare nel paesaggio e di osservarlo. Tutti loro, se pur con stili ed attitudini diverse, hanno una personale capacità di raccontare ciò che vedono e di trasmettere il pensiero (la riflessione), che scaturisce dallo sguardo attento.
.1783. febbraio 5. weimar. “sai la contrada ove il limone è in fiore? tra il verde cupo, arance di oro fulgono”. w. goethe, la vocazione teatrale di wilhelm meister. il paese dei mille campanili. la specificità dei mille paesaggi italiani, così evidente agli occhi dei viaggiatori del passato, si è frammentata nella percezione culturale contemporanea degli italiani. lo specchio, che rifletteva – tenendoli assieme – mille immagini e mille paesi, è andato in pezzi. non riflette più nulla ed ogni singolo pezzo è – di per sé - insignificante. se la percezione del paesaggio è oggi consegnata a frammenti di uno specchio rotto, diventa difficile guardare al paesaggio italiano come un insieme organico ed armonico – ciò che è stato per secoli – benché composto (anzi proprio perché composto), da mille diversità. nell’attraversare la penisola dalle alpi giù fino a faro, il viaggiatore incontrava diversissimi paesi e paesaggi. ma in realtà era un paesaggio solo, il paesaggio italiano.
.2008. maggio 21. napolitalia. dopo avere tenuto il consiglio dei ministri a napoli, il presidente del consiglio s.b., nomina g.b. sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’emergenza rifiuti (ansa 17.07). il paese dei mille campanili è sempre al suo posto. solo che non lo vediamo più. anche la nostra percezione si è frammentata. il paesaggio è spezzato. spezzoni e membra sparse e temi sconnessi che si fa fatica e tenere assieme. settori e competenze parcellizzate. ambiente, clima, discariche, termo-valorizzatori, tav, raddoppi autostradali, rientro dolce, picco del petrolio, energie pulite, riscaldamento del pianeta, georeferenziazione, dop., itg., omg, comunità montane, parchi marini, restauro vegetazionale, parchi archeologici, parchi letterari, parchi di periferia, e le rane delle risaie che sono quelle portate dal vietnam e non mangiano più le zanzare. tre cuccioli di volpe ritrovati alle porte della metropoli. google earth: la terra vista dalla luna. lucciole ancora a milioni, solo esser buoni a vederle (pazienza: molta). talvolta ci si batte per sventare l’abbattimento di un albero centenario sopravvissuto nel cemento metropolitano. ma esiste ancora un filo che ci leghi alla riflessione sul paesaggio italiano che, per secoli e fino a dentro gli anni settanta del novecento è stato uno dei grandi temi della cultura europea?
.in treno: cosa fai? guardo fuori. e cosa guardi? guardo il paesaggio.
.in auto da bambini: state buoni, non litigate, guardate il paesaggio!
.aldo loris rossi. università degli studi federico II, napoli. “il caotico sviluppo ha determinato una grave distruzione: ai margini delle città ampie estensioni di terreni agricoli trasformati in squallide periferie; lungo le coste grandi fasce di spiagge demaniali invase da pretenziose, miserevoli "villette" o, nel migliore dei casi, "riminizzate"; lungo i percorsi della viabilità automobilistica (...) aree ad elevato valore paesaggistico deturpate”.
.antonio paolucci. già ministro per i beni culturali 1995-1996, ex soprintende 1980-2006, dal 2007 direttore dei musei vaticani (città del vaticano). “se la campania felix descritta nei dorati dipinti di hackert oggi assomiglia, per larga parte, a qualche periferia brasiliana stravolta com’è dall’abusivismo, dalle cave e dalle discariche, se le coste della calabria e della sicilia sono afflitte da una sconsolante cementificazione turistica e residenziale, se le più solenni e misteriose montagne d’abruzzo sono state spaccate dalle autostrade e devastate dai residences in multiproprietà; se la dolce campagna veneta in gran parte non esiste più, divorata dalle villette e dai capannoni industriali del miracolo economico; se tutto questo è accaduto, in forme più o meno gravi quasi ovunque nel nostro paese, ciò vuol dire che gli italiani hanno voluto dissipare e manomettere, negli ultimi cinquant’anni, il loro bene culturale in assoluto più importante. quello che esaltava e dava valore a tutti gli altri beni culturali: centri storici e singoli monumenti, dipinti e ruderi, ville, giardini e sculture”. p.z.
università degli
studi del piemonte orientale amedeo avogadro![]()
© 2008 laboratorio informatico facoltà di lettere e filosofia, via g. ferraris,
109 - 13100 vercelli (italy)